Tour Pietrabuona

DAL MUSEO DELLA CARTA A SAN QUIRICO, SORANA E LA EX CARTIERA MAGNANI

Di Matteo Baccellini

Non c’è che dire passare Pescia, attraversare il fiume e tenerselo alla propria destra e salire piano piano verso la montagna, la parte da sempre ribattezzata Svizzera Pesciatina oppure ancora Valleriana, è un bel girovagare. Di questi tempi è terra di castagne, di gite fuori porta (tempo permettendo, il che non è sempre facile) alla ricerca di nuovi sapori e borghi storici da riscoprire. Ma anche di un po’ di aria buona e di …uscita dal tran tran quotidiano.

Stavolta nel nostro secondo tour sulle strade della provincia (dopo quello di Goraiolo-Avaglio-Marliana e Nievole della puntata precedente…) siamo partiti da Pietrabuona all’altezza dello storico ristorante Da Nerone, conosciutissimo per tutti i pesciatini e non solo: poco prima dell’incrocio che si trova salendo proprio verso Fibbialla, Aramo, Medicina, c’è lo slargo che introduce anche verso il noto Museo della Carta: è del resto questa zona densa di cartiere, vista vicinanza alla Pescia, e di produttori del settore.

LA STORIA DELLA CARTA

Il Museo della Carta di via Mammianese a Pescia fa capo all’Associazione Museo della Carta di Pescia ETS, che ne ha promosso il progetto e di cui attualmente fanno parte 68 soci fra privati, associazioni ed enti pubblici.

Lo scopo principale del Museo è preservare e tramandare l’antica arte della lavorazione e fabbricazione della “carta a mano” e far conoscere l’importanza e l’evoluzione della produzione della carta, attività che sul territorio pesciatino è presente dalla fine del secolo XV.

Nel 2004 l’Associazione, come si legge dal sito, “ha acquisito l’antico opificio della cartiera Le Carte appartenuto alla famiglia Magnani e sede operativa del Museo. Il Museo, che nel tempo è diventato punto di riferimento prezioso per restauratori, studiosi e bibliofili di tutto il mondo, protegge e tramanda un sapere universale dell’uomo, condiviso nel tempo e nello spazio: fare la carta”.

Passato appena un chilometro dal prelibato Nerone, ecco il bivio che già ci costringe alla prima decisione.

Svolta sulla sinistra, in direzione di San Quirico o Castelvecchio o a destra, verso Vellano, Macchino e Sorana dall’altro versante. Noi puntiamo subito la freccia a sinistra, iniziando una lenta ma costante salita. E’ una strada che già introduce verso un bosco, con colori che solo novembre e la fase autunnale possono offrire: siamo nello stretto, ma nemmeno troppo. Al km 3 dal nostro avvio c’è un’ulteriore opzione: a sinistra la curva in direzione di Fibbialla. Noi invece proseguiamo ulteriormente in quello che anche lungo la strada via definito itinerario de LE DIECI CASTELLA.

VERSO SAN QUIRICO

La strada sale ulteriormente, non può che essere così: si intravede già un bel panorama lungo le curve che salgono tornante dopo tornante e ci portano alla possibile deviazione per Aramo, stavolta sulla destra e poi successivamente al km 6,7 al primo cartello San Quirico. E’uno dei borghi più noti e frequentati, soprattutto per il fresco estivo, da proprietari di seconde case ma anche da semplici curiosi e amanti del genere: l’altezza qui è di 534 metri sul livello del mare per appena 200 abitanti che dormono sotto lo stesso tetto tutto l’anno. San Quirico c’è e si fa apprezzare per il ristorante sulla terrazza e per la deliziosa piazzetta.

San Quirico Valleriana è una specie di “mantra” che ricorre in molti segnalo stradali come quello che richiama la Pieve di San Quirico, storica chiesa che domina il borgo.

Procediamo oltre, e c’è un altro bivio: dopo Fibbialla, Medicina, Aramo, stavolta potremmo salire ulteriormente fino a Stiappa (ad altri 3 chilometri e mezzo più su) o addirittura Pontito (7 chilometri). Un’escursione che rimandiamo volentieri a un prossimo appuntamento, dispiacendoci assai non arrivare fino ai 745 metri di altitudine, altro borgo di origine medievale, arroccato su di un colle caratterizzato da una forma urbana “a campana”, ricavata in conformità alle caratteristiche della collina su cui è sorto.

INIZIA LA DISCESA

Al chilometro 8,2 dal nostro avvio, inizia per noi una discesa per Castelvecchio, la nostra successiva destinazione così come Ponte di Castelvecchio. Ci lasciamo sulla destra uno spazio verde con armature e oggetti in rame allestiti proprio sull’erba dalla Pro Loco: poi superiamo anche il pub e intravediamo già il grazioso paesino di Castelvecchio dai vari tornanti. Un tour che adesso è tutto per discese da percorrere a marce basse, visto che la carreggiata si restringe e che passato il centro abitato (439 metri sul livello del mare) ci dirigiamo in direzione di Sorana.

Sostanzialmente stiamo per arrivare allo stesso traguardo che avremmo raggiunto se all’altezza del primo bivio, avessimo curvato a destra per poi deviare verso Sorana dall’altro lato del monte. La discesa è ripida ma piuttosto breve: alcuni rettilinei ed eccoci all’altezza del famosissimo laghetto di Sorana, dove da decenni c’è il ristorante da Carla. Un luogo di ritrovo e di cibo casereccio per tanti lavoratori della zona (a pranzo) ma anche per i frequentatoti, come i pescatori del lago.

Sorana è zona tipicamente estiva, dove il campetto da calcio e il fiume che scorre in mezzo al bosco diventa da sempre …teatro di grandi merende e di giochi all’aria aperta per i bambini (e non solo): di fronte c’è l’altro ristorante che da sempre si divide clienti e gusti nel territorio. Stiamo parlando di Sandrino, uno dei posti di carne, ragù e cinghiale più caratteristici dell’intera Valdinievole, non solo della Valleriana.

E’ una strada che percorriamo all’imbrunire, piena di fascino: sono passati 11 chilometri e mezzo di saliscendi dal momento della nostra partenza. Abbiamo anche lasciato alle nostre spalle il bivio per un altro possibile tour, quello che porta al paese alto di Sorana e ancora alcuni chilometri più in alto, a Montaione, dove da decenni la famiglia Moretti gestisce il ristorante omonimo e l’agriturismo da menu fisso. E’ una strada senza sfondo, quella, mentre la nostra, ha una direzione precisa: tornare verso Ponte Di Sorana e poi curvare in direzione di Pietrabuona.

 ED ECCOCI AL BIVIO

Al chilometro numero tredici, eccoci al restingimento più evidente da quando siamo partiti: passa una macchina appena sul piccolo ponticello: i cartelli veso sinistra rispetto al nostro senso di marcia indicano Lanciole a 7,5 Km. E’ la via che proseguendo ulteriormente ci porterebbe verso Calamecca e anche ai mille metri della Macchia degli Antonini. Invece noi, come detto, andiamo a destra: alle spalle lasciamo il fresco di Sorana. Al km 14,3 arriviamo a Calamari, frazione di Pietrabuona e alla storica ex cartiera Magnani.

Posto denso di tradizione e di storia, oggi chiuso, ma che racchiude moltissimo di quello che è stata la maggiore produzione cartaria della zona: ultimamente da qui sono passati anche i carabinieri per porre i sigilli e evitare lo scarico in loco di rifiuti tossici (si era a dicembre 2020). Dopo averla sorpassata, al bivio successivo potremmo risalire verso Vellano, patria della nota festa delle castagne, o ancora verso Macchino (non troppo lontano da Goraiolo).

Sono passati  appena sedici chilometri…tutti vallerianesi: costeggiamo la Pescia, tenendocela stavolta sulla sinistra e poco prima del diciassettesimo chilometro incontriamo nuovamente il primo bivio. E’ il segno che il nostro tour andata e ritorno dal Museo della Carta, è concluso….Alla prossima.